Prendendo in mano i due atti unici di Cechov presentati in questo spettacolo, “L'orso” e “La domanda di matrimonio”, abbiamo ritenuto necessario affrontarli con leggerezza, vista la definizione che l'autore stesso ne dà: scherzi in un atto. Abbiamo quindi scherzato con i testi e lasciato che loro scherzassero con noi, visto che l'ironia è la chiave d'accesso che Cechov usa per cogliere quel “qualcosa di così umano” che

sa far sorridere e immalinconire allo stesso tempo. Questi atti unici non hanno una trama complessa in cui i personaggi compiono un sostanziale percorso di crescita e cambiamento; ci vengono piuttosto presentate delle circostanze, delle situazioni, in cui sotto la lente di ingrandimento ci sono i piccoli gesti quotidiani che possono

rivelare l'universale in cui lo spettatore può riconoscere se stesso e i suoi vicini di casa. Molto spesso nella vita è la casualità, e non l'intenzionalità, ad innescare quelle circostanze e a causare quei cambiamenti che saranno davvero sostanziali nel percorso di ciascuno di noi. Anche in questi atti unici il meccanismo della casualità e dell'ineluttabilità ci appare dichiarato. Il palco è popolato prima di tutto da persone, che solo se spinte dal caso, cadono nelle circostanze proprie dei personaggi

cechoviani. Alla luce di ciò si è pensato di operare drammaturgicamente sui testi – che nascono come opere indipendenti l'una dall'altra – per renderli interconnessi, immaginando che le tre famiglie presentate nei due testi (i Popov, i Cubukov e i Lomov) possano essere vicini di casa, le cui azioni hanno un reale effetto sulla quotidianità degli altri. Vedremo quindi la vedova Elena Ivanovna Popova e il suo cameriere Luka alle prese con l'irruento creditore Grigorij Stepanovic Smirnov (L'orso) e gli impacciati tentativi di Ivan Vasil'evic Lomov nel chiedere la mano di Natal'ja Stepanovna, tipica zitella dal carattere difficile, figlia di Stepan Stepanovic Cubukov (La domanda di matrimonio). Accanto a loro c'è l'Uomo (qualunque), per il quale il caso non ha ancora trovato la giusta situazione in cui cadere e che si aggira per il palco senza un reale scopo, inquietante e divertente fantasma dell'umanità che non sa trovare se stessa.

Scherzi del caso

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